Mille Miglia - il mito delle corse su strada

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da Powerslide » 26/05/2009, 9:18

Un sentito ringraziamento a Pedro per i bei racconti che ci permette di leggere su questo forum.

Il fatto che non trattino di F1 è una boccata d'aria fresca in questo torrido maggio.

Grazie  :thumbup:
Io non accetto che per trovare l’effetto suolo si debba strisciare per terra. Secondo me è assurdo, è immorale da un punto di vista tecnico. (Mauro Forghieri)
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da sundance76 » 26/05/2009, 10:52

Bravo Pedro a ricordare Gigione Arcangeli  :thumbup1:

Se non ricordo male, in seguito al grande cordoglio per la sua morte, persino il Duce "ordinò" ai restanti piloti dell'Alfa "di correre e vincere secondo il perfetto stile fascista". E Nuvolari in coppia con Campari vinsero quel Gran Premio d'Italia 1931 (un GP di DIECI ORE!!! La formula di quell'anno prevedeva questa assurda lunghezza..)
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da Pedro59 » 01/06/2009, 12:42

Dagli Appennini al Messico

Accanto a tanti campioni ed episodi ad essi legati, fino dalle primissime edizioni venne prepotentemente fuori la caratteristica più vera della "Mille Miglia", quella che realmente avrebbe contribuito a renderla unica: accanto ai bolidi dei Nuvolari, dei Campari, dei Caracciola prendevano il via e si impegnavano in lotte furibonde anche piloti della porta accanto, con normali auto da turismo.
Ancora nel '30, per esempio, al 42° posto assoluto e vincitore della categoria VU (vetture utilitarie) si piazzano Carlo Mazza e Riccardo Pezzoni con una Fiat 514 Spider, precedendo di poco Franco Spotorno e Ghiringhelli su una macchina analoga.
Il risultato è importante, la Fiat 514 è infatti un'auto da turismo e precede in classifica generale auto da corsa come l'Alfa Romeo 1500 SS e la Maserati 26 e riesce a concludere la corsa in meno di 24 ore.
Ma non è il solo caso.
Per trovare il più clamoroso, forse, occorre però arrivare al '53.
La Corsa incorona per la seconda volta Giannino Marzotto, ma la lotta più appassionante è nelle retrovie e l'accendono quattro giovanotti che all'epoca sono dei perfetti sconosciuti: i fratelli Guido e Carlo Mancini, Fabrizio Serena e Walter Piccolo.
Guidano due Fiat 1100/103 che partono a tre minuti di distanza l'una dall'altra, alle 23:46 quella di Serena-Piccolo, alle 23:49 quella dei fratelli Mancini ed ingaggiano una lotta che durerà, sul filo dei secondi per ogni metro dei 1512 Km di quell'edizione, la più corta della storia della Mille Miglia.
Alla fine, dopo oltre 14 ore di corsa, Guido Mancini la spunta per 16" (!), e i giovani piloti conquistano, giustamente l'attenzione degli sportivi.
E non solo.
Quello è un anno importante per la storia delle corse.
E' stato infatti per la prima volta il Campionato Mondiale Sport, che si articola su sei prove: Sebring, la Mille Miglia, le 24 Ore di le Mans e Spa, il Tourist  Trophy e, infine la Carrera Panamericana.
Alla vigilia della decisiva ultima prova, la Carrera,  la Jaguar è in vantaggio sulla Ferrari di un punto, ma la casa inglese ha deciso di disertare la grande corsa messicana.
Ferrari tentenna, non vuole accollarsi l'onerosa trasferta, ma non vorrebbe nemmeno lasciare il titolo agli inglesi, e riesce, al solito, a prendere due piccioni con una fava.
Le "Cartiere Ricci", importante azienda del bolognese produttrice fra l'altro dei sacchetti di carta marrone che in quegli anni '50 erano lo standard per il commercio di alimentari, attraversava un periodo difficile e affidò le sue fortune ad un affare azzardato, ma che se fosse andato a buon fine avrebbe potuto raddrizzare le sorti dell'azienda.
Ricci avrebbe comprato da Enzo Ferrari le "375" che avevano disputato il Mondiale, le avrebbe fatte correre come sponsor alla Carrera (con l'aiuto logistico di Chinetti) e poi le avrebbe rivendute sul mercato americano guadagnando una cifra notevole, specie se le Ferrari avessero vinto la Carrera.
Naturalmente l'esposizione finanziara dei Ricci era notevole e fu deciso di puntare su un solo pilota di fama, Umberto Maglioli, amico, allievo ed erede di Giovanni Bracco di cui era concittadino, e di far correre le altre tre auto "in appoggio" affidandole a piloti giovani e, di conseguenza, poco cari.
Ferrari forse si ricordò dei due giovani leoni che avevano lottato così bene alla Mille Miglia con le Fiat 1100, o forse fu solo una coincidenza, ma una delle poderose Ferrari 375 MM, un mostro col motore V12 di 4 litri e mezzo, capace di erogare 310 CV venne affidata proprio alla coppia Guido Mancini - Fabrizio Serena.
Le altre due andarono una a Stagnioli-Scotuzzi e l'altra a Mario Ricci.
Fu una gara tragica la "Carrera" del '53: Felice Bonetto, con la Lancia D24 morì nell'attraversamento del  paese  di Silao, e prima di lui avevano incontrato la stessa sorte proprio Stagnioli e Scotuzzi, cui era dechappata una ruota ad oltre 260 Km/h.
Alla fine le "Cartiere Ricci" conquistarono tre vittorie di tappa con Maglioli passato al volante dell'auto di Mario Ricci dopo che la sua era stata costretta al ritiro, ma soprattutto grazie ai punti conquistati da Mancini e Serena, terminati al quarto posto assoluto nella gara dominata dalla Lancia con tre auto ai primi tre posti  (Fangio, Taruffi e Castellotti), la Ferrari sorpassò la Jaguar e vinse il titolo.
Serena e Mancini furono regolari, conquistarono un terzo ed un quarto posto di tappa poi si mantennero costantemente nei primi dieci ed alla fine portarono a casa anche la pelle oltre che i punti, traguardo questo non trascurabile. Dopo la "Carrera" Mancini vinse anche qualche corsa per rimpinguare col montepremi la casse della spedizione di Ricci e vendere al meglio le Ferrari in Messico e negli Stati Uniti.
Fabrizio Serena di Lapigio, anni dopo sarebbe diventato presidente della CSAI.
 
         

   
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da Pedro59 » 03/06/2009, 14:29

"L'enfant du pays"
Li chiamano così, nel ciclismo, al Tour, i corridori che vengono lasciati andare in fuga perché passino al comando  per le strade del paese dove sono nati.
Alla "Mille Miglia" c'é stato un campione che si comportava un po' allo stesso modo: per lui, aldilà della vittoria finale, era importante passare per primo dalla sua città, Terni.
Era Baconin Borzacchini, uno dei tanti piloti degli anni '20 e '30 schiacciato dalla titanica ed onnicomprensiva figura di Tazio Nuvolari il cui mito, meritato sulle piste e sulle strade di mezzo modo, ha offuscato troppo le gesta di altri campioni che sono finiti, spesso ingiustamente, in secondo piano.
Borzacchini è uno di questi, campione umile, introverso grande amico di Tazio, quasi suo scudiero.
I due erano divantati inseparabili tanto che venivano chiamati "i fratellini".
Era nato a Terni e dal padre aveva avuto quel nome rivoluzionario (derivava da Bakunin, ideologo dell'anarchia) che portava con rassegnazione, mentre un certo Amerigo Tomassini gli aveva attaccato il morbo della velocità.
Nel '29 corre per la prima volta la "corsa più bella del mondo" con una Maserati "Tipo 26", in coppia con Ernesto  Maserati, e lascia il segno: per oltre 700 Km non ce n'è per nessuno: in testa a Bologna, a Firenze, persino a Roma dove passa con tre minuti di vantaggio su Campari, poi vincitore per il secondo anno consecutivo.
Fa segnare il tempo record sia a Bologna (oltre 127 Km/h di media)  che a Roma (dove giunge in 6h23') la sua sembra una marcia trionfale, nonostante la sua Maserati sulla carta sia inferiore alle Alfa Romeo, se non altro per affidabilità.
Infatti, proprio a Terni è costretto al ritiro.
Nel '31 è all'Alfa Romeo, con la 8C 2300, ma l'avversario è Caracciola con la Mercedes SSK un osso duro.
Borzacchini lo impegna strenuamente, approfittando anche di qualche problema del tedesco, dopo Roma, fino a Perugia, va addirittura in testa, nonostante debba cambiare un numero impressionante di pneumatici, letteralmente mangiati dalla sua guida aggressiva al limite della spericolatezza.
Alla fine si trova sui cerchioni e senza freni, e solo allora si arrende, però dopo essere passato al comando da Terni dove lo acclamano come un eroe.
Nel '32, finalmente, vince la Mille Miglia, ma a Terni in testa c'è Taruffi e la cosa non gli va giù nonostante il trionfo di Brescia che raccoglie nell'ultimo tratto grazie al ritiro del battistrada.
E' una Mille Miglia un po' sotto tono, l'unica fra le quattro cui prende parte che non lo vede all'assalto.
Anche l'anno dopo, infatti, Borzacchini domina la prima metà gara, a Roma è al comando poi, sulle strade di casa sua, ma prima del suo personale traguardo di Terni, gli cede il motore cosa che gli provoca una delusione amarissima.
Si racconta che sieda in lacrime su un paracarro, invano consolato dal meccanico Ascanio Lucchi che continua a dirgli "sarà per l'an che viene !"
Per Baconin Borzacchini non ci sarà un'altra Mille Miglia, muore infatti, assieme a Campari dal quale lo divideva una fiera rivalità, a Monza in quello stesso anno.   
La sua generosità in gara ed il suo carattere schivo, quasi timido, che gli hanno attirato molte simpatie fra gli sportivi, non giovano altrettanto alla sua memoria.
Baconin (diventato poi, per sua scelta, Mario Umberto) Borzacchini, infatti, non viene ricordato in maniera proporzionata al suo grande valore e, ingenerosamente, spesso viene considerato alla stregua di un gregario di Nuvolari.
Niente di più falso, Borzacchini, oltre a figurare sul podio di molti Gran Premi, spesso in allenamento era veloce quasi come Tazio e qualche volta più degli altri compagni di squadra, gente come Varzi, Campari e Arcangeli.
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da Prinz4L » 05/06/2009, 23:05

Borzacchini...Brilli-Peri...LP di Lucio Dalla...

mille e mille chilometri, mille miglia, auto moto e anche ciclisti.

Grazie Pedro.

Chapeau!
Amo pensare che la Ferrari può costruire piloti quanto macchine. Alcuni dicono che Gilles Villeneuve sia pazzo. Ma io dico: lasciate che provi.
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da Pedro59 » 16/06/2009, 12:15

"C'era ancora nebbia ?"

Molte delle storie più belle e divertenti della Mille Miglia sono quelle che si raccontano nelle retrovie.
Questa è una di quelle.
1956: la Renault presenta ufficialmente in Corsica la sua nuova vettura: si chiama Dauphine
Per la verità avrebbe dovuto chiamarsi Corvette, come la Chevrolet, poi i francesi avevano ripiegato su un nome che evocava confronti meno impegnativi.
Ed avevano fatto bene.
La Dauphine è una tre volumi dalle forme inconsuete, ha un motore di 850 cc capace di una trentina di cavalli, il cambio a tre marce e non è un fulmine di guerra, ha però un prezzo abbordabile e questa è sempre stata un'attrattiva in ogni epoca.
Alla presentazione è invitato anche Bernard Cahier, francese, figlio di un generale, che ha fatto della fotografia sportiva un mestiere.
E' anche un discreto pilota e conosce tutti nel mondo delle corse, giovane ed esuberante ed è anche buon amico del Direttore  Commerciale della casa francese che gli offre di acquistare una Dauphine ad un prezzo di favore.
Bernard accetta di buon grado e, siccome è un avventuroso, appena ricevuta la sua Dauphine decide d'iscriverla alla Mille Miglia, giusto per divertirsi.
Anche la Renault ha pensato la stessa cosa, ma per altri scopi.
Sulla Dauphine si è scatenata una campagna stampa contraria, soprattutto da parte delle autorevoli riviste anglosassoni che riportano le prove su strada della nuova Renault non nascondendo un certo sarcasmo di fondo: "per misurare il tempo di accelerazione da 0 a 60 mph, sarebbe più utile un calendario che un cronometro" arriva a scrivere un redattore di Road&Track.
Per rispondere la casa francese punta sulla grande corsa italiana ed iscrive alcune Dauphine rivedute e corrette da Amedée Gordini: motori più potenti, cambio a cinque marce, telaio e carrozzeria alleggeriti ed irrigiditi e, soprattutto, grandi firme al volante: Trintignant, Louis Rosier e Paul Frère, tutti piloti da Gran Premio.
Un'altra super-Dauphine viene affidata, sempre per scopi promozionali ad una coppia di belle ragazze ed ottimi piloti: la belga Gilberte Thirion e la svizzera Nadège Ferrier.
All'ultimo momento la Thirion "scarica" la Ferrier per motivi mai resi pubblici e la svizzera, sapendo che Bernard Cahier corre da solo gli chiede di ospitarla.
Nadège Ferrier è la sorella di Jacques Washer,che nell'ambiente delle corse è qualcuno, ed è una piacevole compagnia pertanto Bernard l'accoglie volentieri.
In cambio le chiede di provvedere ai viveri e Nadège si presenta al via alle prime ore del mattino con un cesto pieno di vivande compreso due o tre bottiglie di ottimo chianti.
L'edizione del '56 è famosa per la pioggia che flagellò tutti i 1600 chilometri e i nostri amici si trovano subito a fare i conti con l'impianto di circolazione dell'aria della Dauphine che non riesce a evitare l'appannamento del parabrezza e costringe presto Bernard e Nadège a correre con i finestrini aperti, imbarcando acqua in abbondanza.
Nonostante tutti gli sforzi il parabrezza continua ad appannarsi, ed i nostri, fortemente penalizzati dalle prestazioni della Dauphine di serie galleggiano lontano dalle posizioni di eccellenza della classe Turismo e gran Turismo fino a 1000 cmc.
A Firenze, nell'ultimo terzo di gara, sono stanchi ed infreddoliti e prima di attaccare il tratto appenninico che,
attraverso la Futa e la Raticosa li porterà a Bologna, decidono di rifocillarsi. Per scaldarsi le ossa innaffiano
abbondantemente il pranzo col chianti e la cosa aiuta non poco il morale.
L'ascesa verso la Futa è a passo di lumaca perchè il motore della Dauphine è davvero poco adatto a certe scalate, ma una volta sul culmine le cose cambiano decisamente. Bernard si trova fra le mani un'auto agile e maneggevolissima che sulle curve strette e in discesa è un fulmine, inoltre si è ormai abituato a guidare con i finestrini appannati e i numerosi concorrenti che si trova a superare appaiono e scompaiono come fantasmi scuri sullo sfondo indistinto.
Dal culmine della Futa a Bologna la Dauphine numero 71 è letteralmente un fulmine, tanto da recuperare oltre cento posizioni in classifica generale e stabilire sui 107 chilometri della tappa Firenze-Bologna il miglior tempo della sua classe !
Al controllo di Bologna uno dei commissari si avvicina a Bernard e gli chiede:-"C'è ancora tanta nebbia su in alto ?".
Sulle prime Bernard è peplesso, poi all'improvviso capisce: non era il suo prabrezza ad essere appannato, c'era un gran nebbione sull'Appennino e per questo motivo gli altri avevano rallentato, mentre lui, convinto che si trattasse del solito problema di appannamento che lo aveva perseguitato per tutta la gara, aveva guidato oltre il limite.
Naturalmente sui rettilinei della pianura da Bologna a Brescia, la Dauphine di serie perse quasi molte delle posizioni che aveva guadagnato ed alla fine si Bernard e Nadege si classificarono al 154° posto, 10° di classe.    
Le Dauphine si presero però una bella soddisfazione: delle sette partite solo una si era arresa e quella di Gilberte Thirion si era piazzata al secondo posto di classe ed aveva colto un onorevolissimo 82° posto assoluto.
Niente male per quella che ancora oggi viene considerata "una delle cinquanta auto peggiori di sempre" e "la peggior prodotto dell'ingegneria francese dopo la linea Maginot".
Ultima modifica di Pedro59 il 16/06/2009, 16:23, modificato 1 volta in totale.
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da Pedro59 » 24/07/2009, 16:39

"Col cuore a tavoletta"

Difficile dire quale sia stata la più bella vittoria in una Mille Miglia.
Ognuno ha la sua opinione, c'è chi indica il record di Moss, chi la vittoria di misura di Brivio, chi, infine, il prodigio di Bracco, al limite dell'incoscienza e chi preferisce le calligrafiche vittorie di Giannino Marzotto, un improvvisatore di classe.
Tutti, ma proprio tutti, specialmente coloro che hanno vissuto quei giorni, non mancheranno però di ricordare la Mille Miglia del '56, quella su cui Giove pluvio aveva aperto le cateratte del cielo: la Mille Miglia di Eugenio Castellotti.
Quella domenica piove in tutta Italia, una pioggia pesante, continua, una tenda d'acqua che scende da Brescia a Roma e viceversa.
Piove una pioggia sottile anche quando Eugenio Castellotti, giovane campione del volante, scende con la sua Ferrari 290MM dalla rampa di Viale Rebuffone, facendo urlare già sul rettifilo bordato d'ombrelli il 12 cilindri della sua "barchetta".
Sono le 5:48 di mattina.
Da quell'istante la pioggia non lo abbandonerà un attimo.
Moss e Fangio, con la Maserati e l'altra Ferrari, sono i grandi favoriti, ma a Verona, al primo significativo controllo cronometrico Castellotti ha già un netto vantaggio, 47", su Taruffi, gli altri seguono più distanziati. Fangio, sotto il diluvio e con la macchina scoperta che imbarca acqua dappertutto, soffre il freddo ed è preceduto anche dai compagni di squadra Musso e Collins.
Dopo Padova l'intensità della pioggia aumenta e Moss sembra in rimonta.
L'asfalto, lucido di pioggia, è un'insidia continua, la potenza diventa un handicap: Cabianca con l'Osca 1500 precede Fangio, in netta crisi, Collins e Musso, mentre in testa passa un nobile tedesco Wolfgang Berghe Von Trips che ha il vantaggio di guidare una Mercedes 300SL, coperta. 
Da Pesaro a Pescara, con la strada tutta un rettifilo, Castellotti affonda il piede e non ce n'è più per nessuno.
Sotto una pioggia battente la sua poderosa Ferrari divora i chilometri fino a Pescara, gli spettatori sotto teloni di fortuna, ombrelli, impermeabili con la coppola, salutano il giovane campione che guadagna manciate di secondi sugli avversari.
A Pescara, dove piove a secchi, ha già vinto: il secondo è ad  oltre due minuti e Taruffi si è fermato.
Resta Moss che attacca come un forsennato sui monti d'Abruzzo, più che il recordman della corsa e il pilota considerato l'erede di Fangio, sulle curve attraversate da torrentelli di fango, sembra un aspirante suicida.
Guadagna qualcosa , ma lo salva un alberello che ferma la sua Maserati impazzita quando sembra destinata a volare in un burrone.
Da Roma in poi è una marcia trionfale, più accelera e più piove, più piove e più lui accelera.
A Firenze Fangio, mezzo assiderato, è quarto, davanti a lui ci sono i giovani Musso e Collins.
L'Appennino è l'ultima insidia, ma Castellotti la doma con piglio ed a Bologna un Enzo Ferrari, orgoglioso, lo attende in un mare d'ombrelli.
Si tratta solo di conservare il vantaggio, di amministrarlo, gli dice Ferrari.
Castellotti l'aumenta addirittura.
A Brescia, in vista del traguardo, sotto una pioggia scrosciante si trova davanti la sagoma filante della piccola Osca di Cabianca, nono assoluto, partito un'ora e venti minuti prima di lui.
Mancano poche centinaia di metri al traguardo quando gli arriva in scia.
Tutti pensano gli si accodi, la gara ormai è stravinta, ma Castellotti, sollevando una gran nuvola d'acqua affonda il piede e lo sorpassa.
Quando pochi metri dopo taglia il traguardo, oltre alla Mille Miglia, ha conquistato il cuore degli italiani.
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da Pennywise » 15/02/2012, 16:33

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da TANAO 73 » 26/03/2015, 18:28

"Se mi fanno paura i più di 1000 cavalli della mia auto? Per me non c'è abbastanza potenza fino a che le ruote non slittano a fine rettilineo."
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da sundance76 » 01/05/2015, 8:07

1 maggio, sono 60 anni esatti dalla vittoria di Moss e Jenkinson su Mercedes nella Mille Miglia 1955.

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da sundance76 » 26/06/2015, 13:16

1955.

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da 330tr » 11/01/2016, 3:17

A spasso con le barchette per l'Italia degli anni '50, tra Firenze e Milano; immagini molto belle, soprattutto per chi conosce i posti e può fare dei confronti con quell'Italia che si muoveva in bicicletta...
Si tratta probabilmente di riprese per un film, anche se non saprei quale..non mi pare "The Racers" del '55 anche se siamo lì..qualche idea?

https://youtu.be/AUGQonV6jhg
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da Pedro59 » 05/02/2016, 12:12

Bellissimo filmato, collage di più gare (al minuto 6:43 si vede la Ferrari 860 MM di Luigi Musso alla Mille Miglia del 1956, terzo assoluto).
Le prime immagini sono riprese in Piazza della Libertà (ex Piazza Cavour) di fronte al Palazzo della Fondiaria, lato viale Spartaco Lavagnini, direi. E' la partenza della corsa partorita dalla fantasia del regista: una improbabile Firenze - Locarno o ARNO-ALPI(vedi 4:46).
Sono sicuramente le riprese per il film "Checkpoint" del 1956, infatti si vedono più scene ripetute, che poi saranno montate.
Questo film - di scarso successo - è del genere allora molto in voga d'avventura/spionaggio, stavolta ambientato nel mondo delle corse. Il film uscì anche in Italia con l'improbabile titolo "Criminali sull'asfalto" ed è una storia pasticciata del tentativo di un costruttore inglese (Warren Ingram di cui si vede l'insegna nelle prime immagini del film) di trafugare tramite una spia i progetti di un motore da corsa italiano molto innovativo.
La trama è abbastanza inconsistente ma le riprese sono decisamente belle ed intervallate da quelle della Mille Miglia 1956.
Qui il film completo su Youtube https://www.youtube.com/watch?v=y7ncweROe9U
Allegati
Checkpoint5.jpg
Un immagine della macchina da corsa italiana cui deve essere rubato il segreto industriale: è una Ermini, un prodigio della meccanica anche nella realtà.
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Checkpoint4.jpg
Una scena del film: la partenza da Firenze della ARNO-ALPI.
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checkpoint3.jpg
La copertina del film Checkpoint in DVD
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La locandina del film Checkpoint
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Il manifesto del film in versione inglese...
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da 330tr » 05/02/2016, 21:03

Fantastico! :)

Sarebbe bello creare un thread con tutti i film riguardanti le corse d'auto, una specie di database..
Mi fiondo a guardare quello da te segnalato ;)
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da Niki » 05/02/2016, 21:33

Se non erro dovrebbe già esserci da qualche parte. Prova a vedere in stampa e video o qualcosa del genere.
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il riportatore seriale di notizie, l'orgoglione (cit.)
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