Mario Andretti: l’eroe dei due mondi

Aneddoti, immagini, informazioni inerenti le vecchie stagioni

da The King of Spa » 19/01/2013, 12:16

17 gennaio 2013 – Descrivere Mario Andretti, eroe dei due mondi, pilota pluri vittorioso in tutte le categorie dalle Midget alla Formula 1, passando per la Indycar e il Mondiale Prototipi, non è facile. Per raccontare tutta la sua carriera agonistica non basterebbe nemmeno un’enciclopedia. Figlio di emigranti friulani, originari di Montona d’Istria, Piedone, come l’hanno in seguito soprannominato i suoi estimatori per via della sua particolare maniera di schiacciare il gas, è stato il pilota con la carriera più lunga e prolifica di sempre.

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I numeri di Andretti sono impressionanti: 879 gare disputate, 111 vittorie e 109 pole position, fanno da corollario a quasi quarant’anni passati sui circuiti di tutto il mondo. Eclettico e poliedrico, ha guidato qualsiasi tipo di vettura adattandosi alla bisogna ad ogni esigenza che si presentava, sempre con grande professionalità. Di lui,Enzo Ferrari, nel suo libro “Piloti che gente” diceva: “Coraggioso e generoso, serio professionista, è Mario Andretti, triestino d’origine, idolo d’America. Salito anche alla gloria di Indianapolis. Per anni fu impossibile averlo in esclusiva, perché guadagnava cifre astronomiche negli Stati Uniti e non sapeva decidersi a riattraversare l’Atlantico. Quando finalmente poté disputare un’intera stagione in Formula 1, non impiegò molto tempo a imparare tutti i circuiti e a risultare fra i primi”. – “A lui ho pensato nel 1977, come pilota del “dopo Lauda” ma, con rammarico di entrambi, non fu possibile. E’ diventato campione del mondo non su una macchina Ferrari e questo dispiace a me e, credo, anche a lui e a suoi tanti sostenitori. Al suo nome sono legate alcune delle nostre più belle vittorie negli anni Settanta”.

Il giudizio del Drake è lusinghiero, ammirato e anche un po’ rammaricato per via di quel Mondiale, l’unico della carriera di Piedone, che l’italo americano conquistò a bordo della fantastica Lotus 79 ad effetto suolo. E sono proprio alcuni episodi di questo periodo, che rivelano il pragmatismo e la determinazione dell’uomo Andretti. All’epoca il suo blindatissimo contratto con la scuderia Colin Chapman, prevedeva infatti che lui Super Mario, fosse dichiaratamente la prima guida. Questo perché, dall’altra parte del box, c’era un compagno di squadra “molto scomodo” che rispondeva al nome di Ronnie Peterson.

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Andretti non voleva assolutamente che si ripetesse la medesima situazione che si creò in Lotus nel 1973, quando Emerson Fittipaldi e Peterson, rimasero liberi di correre senza ordini di squadra. Il risultato di questa politica fu alquanto distruttivo, poiché non appoggiando nessuno dei due in particolare, Chapman riuscì a farsi sfuggire il titolo piloti a favore di Jackie Stewart. Una situazione che il pilota statunitense, pretese non si ripetesse. Il 1978, da quanto disse lui stesso in seguito, doveva essere il suo anno. In effetti, c’era tutto perché ciò accadesse. Dalla macchina all’organizzazione, la Lotus era un team vincente e Mario, come suo uso e costume aveva pianificato la situazione in ogni particolare. Pretendeva da Chapman, che il suo compagno svedese, rientrato proprio in quella stagione alla Lotus, fosse dichiaratamente la seconda guida. Un accordo sottoscritto e firmato da Ronnie, che accettava tutto quanto seppure con una certa riluttanza, almeno da quanto si dice. A dispetto di queste clausole, il rapporto fra i due fu vero e sincero, tanto che Andretti soffrì parecchio la scomparsa dell’amico rivale, molto amato anche dal grande pubblico della Formula 1 per via del suo grande talento e della sua simpatia.

Ma per Piedone, la carriera non fu solo tinta di nero Lotus, in quanto il suo nome come ben sappiamo, era legato con un doppio filo alla casa di Maranello con la quale aveva ottenuto prestiose vittorie nel Mondiale Marche. La più spettacolare, resta probabilmente quella alla 12 Ore di Sebring del 1970, che corse inizialmente a bordo di una 512S roadster ufficiale in coppia con Arturo Merzario. I due rimasero in testa a lungo prima che il cambio cedesse di schianto. Tornato ai box, Andretti, stava per lasciare il circuito quando il direttore tecnico della Ferrari, Mauro Forghieri, gli chiese di salire sulla vettura di Giunti e Vaccarella per terminare la corsa. Questo esemplare, era differente perché si trattava della versione coupé, che Piedone era titubante a guidare, non sapendo in che modo era stata assettata dai due colleghi di marca. Alla fine, si convinse e accettò di terminare la gara con quest’altra vettura, che in quel momento si trovava al secondo posto dietro alla Porsche 908 di Steve McQueen, guidata da Peter Revson.

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Per la cronaca, Mario, determinatissimo una volta sedutosi nella biposto del Cavallino, guidò come un indemoniato nonostante la vettura non fosse adatta al suo stile, perché a detta sua, quella gara non la poteva vincere un attore che aveva guidato solo per il 10% del tempo. Infatti fin dai primi giri, Andretti fece segnare dei tempi addirittura di quattro secondi più rapidi di quelli di Giunti. In seguito con l’oscurità, i suoi crono erano ancora di due secondi più veloci di quelli che lui stesso aveva ottenuto durante le prove con la versione roadster.

Naturalmente, la 12 Ore, la vinsero Piedone e la Rossa che così si consacrarono eroi in terra d’America. Una vita agonistica intensa quella di Andretti, che giunto negli States nel 1955 a bordo del piroscafo Conte Biancamano con soli 125 dollari in tasca, ha creato dal nulla un grande impero ed è stato capostipite di una delle più importanti famiglie da corsa della storia. Lui ed il fratello gemello Aldo, con i soldi guadagnati lavorando in una stazione di servizio di proprietà di uno zio, costruirono in proprio la prima vettura da competizione nel 1959. A vent’anni, Piedone aveva già vinto venti gare nella serie stock car e dal quel momento in poi, la sua carriera fu un crescendo rossiniano di affermazioni e successi sportivi. Come ad esempio Indianapolis 1969, dove con la mitica “Cenerentola” di Perrault si aggiudicò una fantastica 500 Miglia entrando nella leggenda.

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Uomo dinamico e sempre in movimento, si dice sia nato con la valigia in mano, come quando nel 1982 a quarantadue anni suonati, Enzo Ferrari lo richiama in Italia per sostituire per le ultime due gare stagionali l’infortunato Pironi. Andretti arrivò a Linate, si fermò a pranzo a Maranello con il Commendatore e poi dopo, senza nemmeno aver smaltito il “jet lag”, salì sulla 126 C2 siglando il record di Fiorano. A Monza, in mezzo al delirio della folla ferrarista, segnerà la sua ultima pole in F1 a bordo della Rossa, mentre in gara giunge ottimo terzo. Corre anche a Las Vegas, dove si qualifica settimo in griglia, ritirandosi in gara con una sospensione ko. Nel Circus non tornerà mai più, ma la sua carriera americana sarà ancora lunghissima e piena d’emozioni.

Insomma, Mario Andretti è uno che non si ferma mai ed è sempre acclamato dal grande pubblico anche adesso, come quando compare nel ruolo di guest star al muretto della scuderia diretta dal figlio Michael, anch’egli celebre pilota negli States a cavallo tra gli anni ottanta e novanta. Piedone a suo tempo, fu grande amico di Clay Regazzoni, con il quale condivise tanti anni felici quando la F1 era uno sport meno asettico di oggi, dove il rapporto umano era ancora garanzia di signorilità. Un campione totale come abbiamo scritto, perché unico ed inimitabile. E se a settantadue anni, gli chiedete di tornare a calarsi nell’abitacolo di una monoposto di F1, state sicuri che non vi risponderà certo di no, come ha dimostrato la sua esibizione ad Austin lo scorso autunno, quando ha pilotato ancora una volta la mitica Lotus JPS iridata con lui nel 1978. Inossidabile.

http://www.f1passion.it/2013/01/f1-mario-andretti-leroe-dei-due-mondi/
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da groovestar » 19/01/2013, 16:40

Semplicemente un grande, di certo sul podio dei migliori piloti di tutti i tempi (in senso assoluto).
Dopo la seconda guerra mondiale forse solo Jim Clark fu superiore a lui, con la capacità di vincere in F1, ad Indianapolis, nelle vetture turismo ed in qualsiasi altra categoria
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da Baldi » 19/01/2013, 18:39

Ha vinto tanto.

Se l'Albo d'oro del Mondiale di F1 lo vedesse pluri-iridato non ci scandalizzeremmo.
E pure quel suo mondiale sa di "telecomandato" avendo avuto l'appoggio del team come prima guida. I paradossi della vita a volte...

E che dire del fatto che dopo aver vinto la 500 Miglia di Indianapolis, ci provò ancora tantissime volte, senza mai riuscire a fare il bis?

Un prezzemolo, ha vinto tanto, a vinto tutto, ha vinto pure meno di quel che si meritava e spesso ci si potrebbe dimenticare di lui se si vogliono snocciolare i "grandi".
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da Norisring » 19/01/2013, 23:09

Nel settembre 1982 ero sotto la naja da poche settimane, e forse vi ho già annoiato col racconto della mia domenica d'agosto con il duello De Angelis-Rosberg nel finale entusiasmante del gp austriaco, vissuto al bar della caserma, che mi rese molto meno amara la personale sensazione di neo burba...

Quando mi dissero che Mario Andretti era stato ingaggiato da Ferrari per Monza, confesso che pensai subito alla molto deludente stagione 1981 con l'Alfa Romeo; la sua terza stagione dopo il mondiale nella quale era ancora più scivolato indietro in griglia, e lontano dai vertici degli ordini d'arrivo...

Non gli davo molte chanches...ma quando seppi che aveva staccato la pole, giuro, mi gasai come un matto: era una ulteriore, geniale, indimenticabile botta di astuzia, di fortuna,di ''politica'' del Drake, ma anche di Mario, l'eterno Mario!  Ed anche di........ sì, di Umanità.
Quella che oggi la F1 non sa nemmeno più come avvicinare, nemmeno di sfuggita e per sbaglio, non la sa ritrovare nelle sue asettiche safety car, nelle sue decisioni iper garantiste, nelle dichiarazioni stereotipati di ogni pilota, di ogni team principal, di quasi tutti gli addetti ai lavori.

Amen, e scusate l'ormai 53 enne Noris.
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da groovestar » 20/01/2013, 10:04

Si effettivamente in parte per la F1 paga quel 1978, dove vinse con una vettura mostruosa, contratto da prima guida e con Ronnie morto.
Tuttavia la rincorsa a quel titolo partì già dal 1976 e fu meritatissima: ebbe fiducia totale nell'intuizione di Chapman e lo appoggiò totalmente dopo la sfortunata parentesi in Parnelli.
Non va dimenticato che lavorò lungamente per tornare a vincere al vertice e ci mise tanto per riuscire a vincere già nel 1977, titolo che avrebbe meritato, ma che sfumò per qualche problema di affidabilità, oltre che per il duello rusticano con Hunt.
Andando controcorrente Mario si meritò lo status di prima guida e la sua occasione per il titolo, del resto Ronnie aveva abbandonato la Lotus nel 1976, stanco di troppe idee poco concrete e annoiato da un 1975 decisamente in ombra e ritornò trovandosi dal nulla una vettura competitiva. Sarebbe stato davvero moralmente ingiusto dimenticarsi del grosso lavoro che fece Andretti che, dal canto suo, aveva anche ridotto al minimo la sua presenza oltreocenano proprio per dedicarsi al 100% alla Lotus.

Poi purtroppo fu sfortunato nel 1979, così come nei due anni successivi, con una Lotus lontana dal vertice e una Alfa incapace ad adeguarsi ai tempi
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da Norisring » 20/01/2013, 11:33

Con la Lotus cominciò a vincere già nel 1976, all'ultima storica gara (Japan).
Eppure, a inizio stagione la Lotus arrancava nelle ultime file, con scarsissime speranze di risalire la griglia.

E invece, la coppia inedita composta da un mix di grande esperienza (il Mario) e del deb svedese ex sommergibilista Gunnar Nillson, prelevato direttamente dalla F3, in barba a tutti i canonici passaggi del tempo(step-by-step dalla F3 alla F2 alla F1) portò la Lotus in alto.

Già nel 1977 la Lotus avrebbe potuto far molto bene in termini iridati: un pò di irruenza (Belgio 1977, costata cara anche all'Alfa) e poca continuità nell'affidabilità, e la ancora acerba filosofia wing car la resero al livello delle altre.
Ma nel 1978 non ci fu quasi competizione: se non, appunto, interna al team.

Ed anche io credo che Mario, proprio approdato alla corte di Chapman in sostituzione del fuggitivo Peterson all' inizio 1976 (Ronnie scappò dal team tecnicamente in crisi) non poteva che avere maggior favori interni, al di là dei contratti.

:tongue_smilie:
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da The King of Spa » 20/01/2013, 16:03

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da Baldi » 25/08/2013, 11:00

Leggendo l'intervista a Mario Andretti all'interno dell'Autosprint Speciale per i 25 anni dalla morte di Enzo Ferrari, trovo varie cose piuttosto interessanti che forse non tutti conoscono.

Ecco uno stralcio:

"La Ferrari mi aveva sostituito per sostituire Niki Lauda per  l'anno successivo, il 1978.Ci eravamo dati appuntamento a Maranello, il giorno dopo il Gp di Italia.
Alla vigilia di Monza, Chapman, per cui correvo in F1, mi mostra il progetto della nuova vettura per il 1978 e mi fa una buona proposta economica. Io però correttamente gli dico che devo andare a Maranello e probabilmente firmerò con la Ferrari.
Lui mi dice di non farlo, diventa furioso, dice che avrebbe fatto di tutto per bloccare la cosa.
Alcune gare prima gli avevo dato la mia mano, impegnandomi moralmente a restare con lui.
Vinco il Gp d'Italia con la Lotus  e come da programma il lunedi mi presento a Maranello. In quel momento volevo davvero correre per la Ferrari anche se la Lotus era la macchina più veloce, la più evoluta, quella con l'effetto suolo.
La Ferrari era più affidabile mentre il motore Cosworth si rompeva sempre.
Ho iniziato la trattativa direttamente con Enzo Ferrari, parlavamo la stessa lingua, non c'era bisogno di interpreti.
Non avevo più soggezione di lui ma sapevo che avevo davanti il negoziatore più duro che esistesse nel mondo delle corse.
Ferrari disse che non sapeva dare un valore economico al mio talento, alla mia abilità: io subito gli sparai il doppio di quello che mi aveva offerto Colin Chapman. "Va bene" disse Ferrari, che aveva fretta di chiudere per annunciare subito il nome del sostituto di Lauda.
Gli dissi che non avevo un contratto con la Lotus per il 1978 ma che in precedenza avevo stretto la mano a Colin Chapman.
"Non c'è problema - disse Ferrari - paghiamo degli avvocati apposta per questo".
Sembrava tutto definito, ma quello che non sapevo è che Colin Chapman mi aveva seguito di nascosto a Maranello.
Appena me ne andai, entrò e andò subito a parlare direttamente con Enzo Ferrari, furibondo per la cosa.
Il giorno dopo mi arriva un telex di Enzo Ferrari che mi dice che gli dispiace tanto ma l'accordo non si può più fare.
Cosa ha detto e cosa ha fatto Chapman quel giorno a Maranello non l'ho mai saputo, fatto sta che poche ore dopo mi chiama e mi dice: "Allora è tutto a posto, correrai con la Lotus?". "A posto niente - gli rispondo - se vuoi che corra per te, mi devi dare la stessa cifra che mi offriva Ferrari, il doppio di quello che mi avevi proposto in precedenza".
Lui si arrabbia moltissimo, ma poche ore dopo sbuca un nuovo sponsor, una birra, che sistema tutte le cose."



Pazzesco!
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da duvel » 25/08/2013, 13:15

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Pazzesco!
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già ???
una cosa veramente inedita
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da sundance76 » 25/08/2013, 13:22

Proprio per questo avevo raccomandato l'acquisto di AS. Aneddoti inediti che lo rendono davvero interessante. Da conservare.
"Chi cerca di conoscere il passato capirà sempre meglio degli altri il presente e il futuro, e non soltanto nel nostro piccolo mondo di effimere quanto amate frenesie corsaiole." G. C.

https://www.youtube.com/watch?v=ygd67cDAmDI
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da jackyickx » 25/08/2013, 14:11

Quindi, se ho capito bene, non ci sarebbe stato Gilles in Ferrari
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da bibo » 25/08/2013, 22:40

Beh è inedito l'aneddoto, però che all'indomani della partenza di Lauda la Ferrari stesse trattando con Scheckter (che poi arriverà un anno dopo per problemi contrattuali con Walter Wolf) e Andretti, si sapeva.
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da Baldi » 02/09/2013, 21:47

Putacaso proprio stasera, ennesima replica del GP d'Italia 1977.
Vince Andretti su Lotus e sul podio l'intervistatore gli chiede "conferma" del suo arrivo alla Ferrari per il 1978.

E Andretti: Lo saprete tra una settimana...

(il giorno dopo sarebbe andato a Maranello...)  :001_rolleyes:
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da duvel » 13/02/2019, 10:59

GP USA East, Watkins Glen 1978
L'incidente di Andretti durante il warm-up causa perdita ruota, Chapman non licenzierà il meccanico responsabile perchè mentre badava alla 79 di Mario venne "distratto" dallo stesso Colin per altri lavori

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